AZIENDA CONFEZIONAMENTO ABBIGLIAMENTO: L’INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA COLLEZIONE

Una volta definiti i modelli e i relativi tessuti ed accessori e preparati i disegni tecnici, inizia l’implementazione delle idee in capi di abbigliamento all’interno dell’azienda confezionamento abbigliamento.

L’integrazione delle fasi di industrializzazione con quella creativa è molto stretta. Aggiustamenti e piccole modifiche negli accessori e nella scelta dei tessuti possono essere concordati tra ufficio stile e modellista.

Il modellista quindi procede alla realizzazione del cartamodello, pur seguendo le regole generali codificate dall’antropometria, deve possedere le competenze per determinare la vestibilità dei capi, elemento distintivo del modellista stesso o molto spesso del marchio industriale o di una linea del marchio.

Il prototipo è realizzato partendo dal cartamodello, nel tessuto definitivo oppure in un tessuto più economico, che nella tradizione sartoriale e dagli stilisti viene definito toile. Il prototipo è predisposto nella taglia base (quella del campionario), indossato, esaminato, sottoposto a tutte le correzioni necessarie, secondo un iter di tipo sartoriale molto costoso, anche decine di volte più costoso della produzione di serie.

Il risultato è il prototipo definitivo o capo campione, con cui sarà allestito (nei predefiniti modelli e tessuti) il campionario da presentare ai clienti. In questa fase è anche verificata la rispondenza alle soglie di costo definite all’avvio della progettazione.

Il modellista, come in Veneto Dress Service, lavora all’interno dell’impresa di produzione, con un reparto specializzato di modellismo e prototipia, non è inusuale infatti che il reparto di modellismo e prototipia sia l’unico reparto di produzione interno, con quasi tutte le attività manifatturiere che sono realizzate in subfornitura presso laboratori esterni.

Azienda confezionamento abbigliamento: la realizzazione della collezione

La successione delle fasi di produzione in un’azienda confezionamento abbigliamento non cambia di molto se il soggetto guida del progetto creativo non è l’impresa industriale, ma ad esempio, la maison dello stilista. Ciò che invece cambia sono ruoli e la struttura delle competenze.

Un esempio chiaro dei rapporti di filiera visti da un designer è fornito da Paul Smith in un’intervista del 1998 in cui spiega dettagliatamente il processo che va dalla ideazione della collezione alla consegna dei capi finiti in negozio.

L’asse delle competenze distintive è rovesciato rispetto a quello dell’impresa industriale e si concentra sulle attività creative e sul modellismo.

L’orientamento generale della collezione nella azienda confezionamento abbigliamento, che riflette la valutazione soggettiva da parte dello stilista delle tendenze socio culturali è definito subito dopo la presentazione della collezione dell’anno precedente.

L’analisi delle tendenze è influenzata dal designer, e si basa sulla sua selezione di informazioni, ma rimane decisivo il ruolo delle fiere di filati e tessuti dove, oltre a confrontare l’offerta presentata dalle imprese, le più importanti maison forniscono suggerimenti, richiedono varianti e colori particolari.

Con l’eccezione delle informazioni raccolte nelle fiere, la concezione e progettazione delle collezioni è quindi completamente realizzata all’interno dell’azienda confezionamento abbigliamento, così come l’attività di modellismo e prototipia.

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