IL PROGETTO CREATIVO NELL’INDUSTRIA DELLA MODA

Veneto Dress Service dà vita ai progetti creativi degli stilisti grazie ad un processo denominato sviluppo piazzati, una tecnica computerizzata specializzata nella progettazione dei modelli.

Grazie a questo innovativo software, l’azienda soddisfa ampiamente ogni richiesta del cliente con una maggiore efficienza e una migliore ottimizzazione dei consumi di tessuto.

Tuttavia ogni processo creativo nell’industria della moda presenta dei rischi da non sottovalutare:lo sviluppo continuo di nuovi progetti creativi è il tratto fondamentale dell’industria della moda, ma al contempo, questo alto tasso di innovazione si traduce di per sé in un alto livello di rischio.

L’introduzione di ogni nuovo prodotto, che richiede il lancio di ogni nuovo progetto creativo, porta infatti con sé un margine di rischio d’errore (cioè di progettare un prodotto che i consumatori non vogliono oppure non progettare ciò che i consumatori vogliono), che trova alimento in almeno tre momenti dello sviluppo dell’innovazione, ognuno dei quali può essere causa di scostamenti molto consistenti dei ricavi del progetto creativo o del nuovo prodotto, rispetto a quelli attesi:

– il rischio di previsione, legato alla corretta previsione dei fattori a cui il consumatore attribuisce valore: il produttore è in grado di intercettare i segnali mutevoli e poco prevedibili del mercato?

– il rischio di progettazione: il design del prodotto incorpora veramente i fattori che sono stati oggetto della previsione?

– il rischio di industrializzazione: nella fase di conversione da progetto a realizzazione pratica in produzione è possibile mantenere tutte le caratteristiche previste nella progettazione?

Questi fattori di rischio, comuni a tutte le industrie in cui l’innovazione ha un ruolo importante,
sono amplificati nelle industrie della moda.

Due dei tre fattori di rischio in particolare presentano aspetti interessanti che saranno approfonditi nelle prossime pagine: il rischio di previsione, per le caratteristiche del mercato cui i prodotti culturali si rivolgono e il rischio di progettazione, per l’importanza che sia i consumatori che i creativi attribuiscono alla originalità delprodotto e per le complicazioni nell’interazione e tra creativi e non creativi nell’industria e per l’indipendenza dei creativi.

L’incertezza riguardo al gradimento da parte dei consumatori cresce al crescere dell’ intensitàdel contenuto moda dei capi. E’ molto basso nei prodotti basici e per quelli continuativi, tra questi ultimi vi sono anche i classici di ogni fascia prezzo, incluse quelle del lusso.

Cresce, sia nelle fascedi prezzo medie che in quelle del lusso e per tutti i prodotti, scelti per il contenuto di novità la cui vita commerciale si limita ad una stagione.

Anche per i prodotti della moda si verifica una simile dicotomia, si pensi alla classicità dei jeans
Levi’s 501, della Kelly bag a cui nel 1956 Hermès diede il nome dell’attrice Grace Kelly, o del tubino nero che Chanel propose nel 1926 e al contrario ai molti modelli e prodotti vissuti solo pochi mesi.

Nella moda la prevalenza è però di prodotti a vita commerciale breve. Una definizione più stringente di moda nel senso indicato all’inizio di questo capitolo (moda come cambiamento) anzi tenderebbe a limitare il dominio dell’industria della moda ai prodotti a breve vita commerciale.

In realtà per la maggior parte delle imprese che producono moda vale la regola che ogni collezione incorpora una quota più o meno elevata di capi a vita breve (innovativi) ed una quota di capi più continuativi.

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